Luke Evans in EssentialHomme

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Pic by Zeb Daemen

Altro periodo ricco di servizi fotografici per Luke. Di seguito vi proponiamo la traduzione all’intervista per il numero di Ottobre -Novembre di EssentialHomme.

L’articolo è accompagnato da meravigliosi scatti di Zeb Daemen.

Buona lettura!

Il modo, spesso illogico, in cui la nostra mente valuta e classifica gli eventi della vita, crea una divertente seppur disorientante  impressione che cambia col tempo. Alcuni momenti, noiosi fino al fastidio, possono fondersi tutti insieme, in una sorta di tessuto mentale fin troppo presente, mentre altre volte alcuni momenti, inquantificabilmente significativi, sono persi a caso per minuti  o per ore. Qual è il suo nome, e il tal dei tali, e quel posto dove siamo andati quella volta. Come entrare una stanza buia e poter toccare solo ogni dieci passi, un effetto fisarmonica su enorme scala.
Per Luke Evans –il quale, sin dalla sua transizione dal palco al grande schermo sette anni fa, ha vissuto una crescita dilagante- è un fenomeno con cui ha fin troppa famigliarità. “Cosa ho fatto settimana scorsa? Non me lo ricordo proprio!” racconta il trentasettenne attore dalla sua casa di Londra. “Non so come mai, posso ricordare una sceneggiatura di 130 pagine, ma non ricordo cosa ho fatto ieri. Forse non ho più spazio nel cervello.”

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Evans è cresciuto ad Aberbargoed, un piccolo villaggio nelle valli del Galles meridionale – dove, si è saputo, era nei giorni precedenti (“Devi cercare di vedere di più la tua famiglia ed essere un bravo nipote,” ricorda) – come figlio unico di una famiglia molto unita di Testimoni di Geova, il padre costruttore e la madre domestica e sarta. “Circondato da colline e montagne, ho avuto una buona educazione. Ero molto legato alla mia famiglia,” racconta. “Avevamo dei buoni valori e non davamo niente per scontato. I miei genitori stanno ancora insieme mentre  non è così per molti genitori di amici – non è solo la religione, anche se in parte ha aiutato. Ha i suoi momenti, non dico il contrario, ma mi ha dato una certa solidità e ho preso molto da questo.”
In questi anni adolescenziali, l’arte del canto è stata una continua passione per il giovane ragazzo che inizialmente non fu incoraggiato. “È sempre stata un’attività secondaria, qualcosa che facevo nel tempo libero quando finivo ogni altra cosa.” Fu solo quando Evans cominciò a partecipare alle competizioni locali che cominciò a immaginare un futuro in quest’arte. Presto le lezioni di canto diventarono lezioni di recitazione e all’età di 16 anni, vinse una borsa di studio al London Studio Centre che cambiò tutto. “Sono passato dall’essere un fattorino in una banca a frequentare un college a tempo pieno, imparando  come recitare, cantare e tutto il resto.” racconta. “Mi sono sentito spesso fuori dalla zona di comfort. Venivo da una famiglia di operai, un ambiente normale dove non avevo mai avuto lezioni fin da piccolo, come tutti gli altri. Ero alle prime armi su quell’aspetto. L’intera faccenda era piuttosto.. terrificante. Pensavo ‘Merda, o salgo a bordo o vado a casa.’ Mi ci sono buttato e diciamo che ha funzionato, no? È stata davvero una fantastica esperienza alla fine.”

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Nella decade successiva, Evans è cresciuto nello storico West End di Londra, partecipando in produzioni acclamate come “Miss Saigon,” “Rent,” e “Avenue Q” fino a piccole, artistiche produzioni come “Small Change” di Peter Gill (forse il suo ruolo più elogiato sul palcoscenico.)
“Il teatro è un mezzo molto potente in cui lavorare. Non puoi fermarti per rifare la scena. Non puoi farlo, puoi solo andare avanti. È un modo per imparare la tua arte, capire il pubblico e i tempi della recitazione. Per questo motivo penso sia una cosa che ogni attore dovrebbe fare, che siano spettacoli o musical, il teatro insegna parecchio. Ho usato quello che ho imparato sul palcoscenico in molti film.”
Nel 2009, all’età di 30 anni, l’attore ha partecipato all’audizione per il suo primo film. Solo l’anno successivo, nel suo cosiddetto debutto a Hollywood, è uscito “Scontro fra Titani”, insieme a “Tamara Drewe”, “Robin Hood”, “Sex&drugs&Rock&Roll”, aprendo la strada di una nuova era per Evans, nella quale dovrà successivamente cimentarsi con film come “I tre moschettieri”, la trilogia del “Lo Hobbit” e “Dracula Untold”. Il passaggio da ruoli esplorativi ad importanti successi è stato breve ma non senza sforzi. “Sono stato così fortunato da poter lavorare con Ralph Fiennes e Liam Neeson. Ho potuto guardarli recitare. Ho visto come a volte le loro performance fossero talmente riservate e intime, ed io pensavo ‘Wow. Questo va bene? Non ho avuto nessuna formazione per film e tv, non sono abituato a questo. Ho dovuto solo impararlo mentre lo facevo. Sono sempre stato una di quelle persone che può guardare qualcuno prendere il volante di una macchina e poi guidare io stesso, o guardare qualcuno fare del pane e poi farlo anche io.”
Quest’autunno l’attore appare nel film  “La ragazza del treno”, un thriller psicologico, basato sull’omonimo racconto di Paula Hawkins, riguardante tre coppie intrecciate in un complotto omicida, dubbi e manipolazioni. È una storia molto reale di un sacco di persone spezzate – vite umane e nature umane, racconta Evans, che interpreta Scott, il marito del personaggio mancante nella storia, contrapposto a Justin Theroux e Emily Blunt. “Non importa se sei uno psicopatico o la fata madrina, devi portare qualcosa di te stesso nel personaggio ed penso di averlo fatto con lui. Ho visto Scott come un essere umano in molti versi; è stato sospettato di qualcosa che non aveva fatto. Tutti ci siamo trovati in posti in cui pensavamo di non essere sentiti o abbiamo avuto domande a cui non sapevamo dare risposta e abbiamo dovuto avere a che fare con dolore, strazio, perdita e rabbia.”
Il progetto è una audace precursore del grandemente anticipato “La bella e la Bestia” in uscita il prossimo anno, la trasposizione in carne ed ossa della famosa favola per bambini diretto da Bill Condon con Emma Watson nel ruolo di Belle, Dan Stevens come la Bestia ed Evans ad interpretare Gaston, l’antagonista della storia. L’occasione segna la prima interpretazione dell’attore in un musical sul grande schermo: una nuova pietra miliare e insieme un eccitante ritorno alle origini. “Ho avuto una piacevole sensazione nel convergere due parti della mia carriera, che hanno occupato buona parte della mia vita da adulto, e poterli mettere insieme in un così meraviglioso mezzo. È stato proprio uno di quei momenti, non penso lo dimenticherò mai. Spero non sia l’ultima volta in cui canterò in un film, ma sicuramente è stato un ottimo modo per iniziare a cantare e far vedere alla gente che posso farlo.”

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Nonostante la velocità di tutto questo o dei giorni che scivolano nella nostra nebulosa interna, Evans non è senza un proprio equilibrio. Ci possono essere questioni specifiche o argomenti a cui tornare successivamente ma la precarietà arriva con i diversi ambiti. Dall’esagerato cattivo all’eroe  tolkeniano, i personaggi oscillano tanto quanto trasportano. Alla fine di tutto, rimane costante fin dove riesce. Evans è apertamente gay ed incoraggia le gioie della vita in qualsiasi forma. Lo stretto gruppo di amici è rimasto lo stesso (“L’unica differenza è che ogni tanto chiedono di fare dei selfie”). Sebbene non più legato alla religione  dell’infanzia , una decisione presa da subito, è molto legato alla propria famiglia. Soprattutto, per lui almeno, la magia sembra non finire mai. Anche adesso, in questo cruciale punto della sua carriera, Evans sembra essere in grado di viziarsi, prendere un respiro profondo e immergersi di nuovo, ancora più in profondità. “Sono bravo a decomprimere molto velocemente” dice sui processi emozionali. “Mio cugino mi ha recentemente ricordato di quando eravamo a Shanghai per fare interviste alcuni anni fa. Eravamo in macchina, indossavo il mio completo elegante, e stavamo per arrivare dove si trovavano centinaia di persone. Lui ha detto ‘Hai chiuso gli occhi e hai dormito per dieci minuti. Hai aperto gli occhi, la portiera si è aperta, sono partiti i flash e sei ripartito di nuovo.’”

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