Luke Evans per Matches Fashion

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Nel settembre 2014 Matches Fashion scelse Luke Evans per la terza edizione di The Style Report. Al servizio fotografico a cura di Tom Craig seguiva anche un’intervista, di cui potete trovare la traduzione qui di seguito. Buona lettura!

IN VIAGGIO

Dalle vallate Gallesi alle colline di Hollywood il viaggio dell’attore Luke Evans è già di per se un racconto cinematografico. Racconta  a Teo van den Broeke perché, nonostante abbia il mondo ai suoi piedi, sia ancora felice di andare per la sua strada.

È facile capire perché l’attore gallese Luke Evans tenga in schiavitù i direttori dei casting di Hollywood. Levandosi con schiena ampia e dritta nel suo metro e ottanta e con una folta chioma di capelli neri striati di carbone, l’imponente fisico del trentacinquenne riempie la sua poltrona al Shoreditch House di Londra, dove ha luogo questa intervista. Rifiutando la mia offerta di vino in favore di un bicchiere di acqua frizzante, Evans è tanto professionale quanto cordiale. È un po’ disarmante.

Nei suoi jeans usurati, stivali consumati e camicia nera liscia, consapevolmente sbottonata, non è tanto conscio di sè, piuttosto piacevolmente sorpreso di abitare la propria pelle. E comprensibilmente lo è. Nel giro di cinque brevi anni è passato da relativamente sconosciuto a bancabile star di Hollywood. “È in qualche modo accaduto” dice. “Le scelte che ho fatto hanno funzionato. E tanta fortuna – essere nel posto giusto al momento giusto, guardando nella giusta direzione nel momento giusto”.

Rewind al 2012, quando l’ho incontrato per la prima volta. Allora, stava per diventare popolare come il cattivo di Fast & Furious 6, anche se era già comparso nell’acclamato biopic su Ian Dury di Mat Whitecross, Sex, Drugs & Rock & Roll, interpretato un dio greco in Scontro tra titani e un altro (Zeus questa volta) in Immortals del 2011. “Il mio primo giorno sul set di Scontro tra titani è stato terrificante” ride Evans. “Indossavo un’armatura d’oro, extensions nei capelli che arrivavano in vita, sedevo su questo trono sul monte Olimpo con Ralph Fiennes e Liam Neeson mentre facevano la loro parte davanti a me. Voglio dire…”

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Da allora Evans ha raggiunto lo status di eroe d’azione, interpretando Bard l’Arciere nel secondo capitolo de Lo Hobbit di Peter Jackson (trascorrendo la maggior parte dello scorso anno girando il terzo capitolo) e interpreterà il ruolo principale in Dracula Untold, in uscita nel 2014. “Stavo facendo i bagagli un venerdì pomeriggio e mi ha chiamato il mio agente dicendo che i direttori di casting de Lo Hobbit volevano vedermi di nuovo. Diciotto mesi prima avevo fatto l’audizione per la parte e me ne ero dimenticato, presumendo non fossi la persona adatta” dice. “Peter Jackson mi ha chiesto se potevo volare in Nuova Zelanda per un provino e gli ho risposto che non potevo farlo, perché stavo girando un film a New Orleans. Dire di no a Peter Jackson è stato uno dei momenti più spaventosi della mia vita. Ho visto invece il direttore di casting a Londra, e il giorno dopo ho ricevuto una mail dal mio agente dove diceva che avevo avuto la parte per Bard l’Arciere. È stato un punto di svolta” dice. “È stata anche la prima volta che ho usato il mio accento gallese per un personaggio.” Queste storie sulla sua ascesa tra gli attori più ricercati di Hollywood sono tutt’altra cosa dalle sue umili origini gallesi. Nato da genitori Testimoni di Geova nella cittadina di Aberbargoed, Evans ha lasciato la scuola a 16 anni, si è trasferito a Cardiff e ha lavorato in un negozio di scarpe e nell’impresa edile di suo padre prima di lasciare il Galles per inseguire una vita sui palcoscenici di Londra. “Non ho mai pensato che avrei potuto farlo come lavoro,” dice Evans, prendendo un lungo sorso di San Pellegrino. “Ho vinto una borsa di studio per andare in un college a Londra quando avevo 18 anni, e ho preso il mio primo stipendio grazie alla recitazione quando ne avevo 20, con un musical chiamato La cava.” Evans ha poi passato gli anni seguenti a calcare le scene di alcuni dei più grandi musical di Londra, ma fu solamente quando arrivò verso i 30 anni che fece il suo ingresso nel cinema dopo essere stato scoperto mentre interpretava una commedia chiamata Small Change. “Ho incontrato un sacco di gente, è così che tutto è cominciato,” riflette. “Tutto a un tratto ero in ballo con questi film. Poi ho avuto la grande opportunità che mi ha aperto un sacco di porte e questa era Scontro tra titani.”

Per molti attori, una fluida transizione tra teatro e cinema è un sogno raramente realizzato. Ma è qualcosa che Evans, con molta modestia, attribuisce all’essere al posto giusto al momento giusto.

“Tutto a un tratto questi direttori di casting hanno detto: “Chi è questo ventottenne che sembra un ragazzo, un uomo – questo non più teenager che sembra un teenager – da dove è arrivato?” ride. “Ho riempito un vuoto che c’era in quel momento in quella fascia  richiesta nei casting. Data l’abbondanza di ruoli d’azione che ha interpretato, Evans riconosce che “probabilmente rientro in uno stereotipo – i ruoli sono tutti fisicamente impegnativi. Lo sono sempre stati. Combatterò sempre qualche mostro o picchierò qualcuno. È il solo modo in cui può andare.” Quindi forse è una nota per se stesso quando aggiunge, “Per me è importante essere il più vario possibile. Se non stai attento puoi passare da un grande film d’azione a quello successivo ignorando il fatto che ci sono queste sceneggiature brillantemente scritte con budget ridotti e nuovi registi – queste sono le cose che ti aiutano veramente a darti una voce.”

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Con Evans sulle copertine di Men’s Health e Man of the World, in servizi fotografici per W Magazine (con fotografi di moda come Mert e Marcus) ed Esquire UK, e come prima scelta di Nicolas Winding Refn per la parte principale nel film Solo dio perdona – sebbene abbia dovuto rifiutare a causa di un conflitto di impegni, e sostituito da Ryan Gosling – è giusto affermare che si meriti l’epiteto di ‘Next big thing’.

Il suggerimento che stia per entrare nello starsystem gli suscita tuttavia una ritirata nella sicurezza della sua poltrona. “Beh, immagino di aver avuto una quantità enorme di slanci nella mia carriera, ma non penso di essere la ‘next big thing’. Nessuno dovrebbe mai definirsi così. Bisogna che qualcun altro ti dia quel titolo.” Cambia la propria posizione, gomiti sulle ginocchia, serio. “Sono un ragazzo della classe operaia che viene dalle valli gallesi e volevo mantenere questo aspetto di me perché sento che è parte integrante di quello che sono.” Sebbene ora risieda a Londra, a causa degli impegni estenuanti, il ragazzo di Aberbargoer difficilmente riesce a passare del tempo nella casa che ha recentemente comprato nel Shoreditch. È una vita piuttosto nomade. “Non ho molto tempo per avere rapporti con le persone. Viaggio con un assistente, che è anche un buon amico. E, se posso, porto il mio allenatore. È come un fratello. Vedo più lui che chiunque altro nella mia vita.” Evans è ambiguo quando si tratta l’argomento ‘partner’. “Il problema per chi dovrebbe uscire con me è che si tratta di una quantità enorme di, qual è la parola?” scrolla le spalle. “Bagaglio, immagino. Ma io viaggio molto, vedo il mondo.” C’è della malinconia mentre continua, “Fondamentalmente voglio essere appagato. Penso che l’appagamento sia una delle cose più difficili da ottenere nella vita. Mi piacerebbe avere dei figli, un paio di cani. Proprio come mia madre e mio padre.”

Con il suo leggero accento gallese, c’è dell’onestà in Evans. “Non ho molti amici nel settore, gli amici più stretti li ho da molto prima di diventare un attore,” dice. Data la quantità enorme di viaggi che fa, immagino che sia difficile trovare il tempo. “Sai, diventa più difficile. Quando ho una data fissata per delle riprese o un luogo in cui devo andare, ci devo andare e basta. Sai non posso dire: ‘Mi dispiace, non posso andare questo weekend perché ho un matrimonio’. Il matrimonio passa in secondo piano. Anche se fosse il mio stesso matrimonio, dovrebbe passare in secondo piano.” Sicuramente Evans è stato sedotto dallo stile di vita dello starsystem? È un punto su cui è ancora sicuro: “Ancora non mi sento uno di loro. Ogni volta che sono a un evento mondano mi sento il ragazzo delle valli gallesi.” Dice, “Ho ancora le palpitazioni quando vedo alcune persone in carne ed ossa. Non credo di abituarmici; ci provo e cerco di godermelo per quello che è.” Viene fermato per la strada? “Più a Londra, che non a Los Angeles. Posso dire quale sia il film che hanno visto dalla loro età e da dove vengono,” ride, sfregandosi il mento. “Perché se io sono nella zona Est di Londra e qualche ragazzo mi si avvicina ed ha, diciamo, 14 anni, lo so per certo che si tratta di Fast & Furious 6 – Lo so.”

Fuori dallo schermo, Evans non è certo estraneo allo stile. Sia che indossi uno smoking di velluto per una premiere, un elegante due pezzi per il polo o jeans e giacca di pelle per un’intervista, c’è un’eleganza rilassata in lui. I pantaloni sono sempre affusolati, le giacche sempre strette in vita, pezzi più rilassati son sempre scelti per bilanciare il duro lavoro che impone al suo corpo, “Amo Alexander McQueen; ho un paio di sue giacche da smoking, sono davvero speciali.” Il suo approccio allo stile ‘fuori servizio’ è molto più prosaico, però, e descrive il suo guardaroba a prova di errore come ‘una camicia di flanella a scacchi presa in un negozio vintage di Melrose.’ Senza sorprese Evans ha una chiara idea di chi incarna il vero stile: “Tom Ford, Giorgio Armani, Steve McQueen. McQueen riesce sempre a infondere una certa fiducia, che ho sempre ammirato. Stavo guardando foto e video l’altro giorno e lui era davvero una star in tutti i sensi. Aveva un bell’aspetto, si teneva in forma ed è rimasto sempre immacolato. Non si è mai lasciato andare. L’ultimo nome sulla sua lista non è così conosciuto: “Mio nonno. Ha 79 anni. Recentemente ho fatto una miniserie chiamata The Great train robbery – non ho mai avuto un paio di baffi ma ho dovuto farli crescere e lui li ha adorati. Così tanto che se li è fatti crescere anche lui per la prima volta. Ha un aspetto fantastico. È sempre elegante, con cravatte e abiti a tre pezzi. Lui è la mia più influente icona di stile.” E con questo il nostro tempo è terminato. Evans è salito di un piano per un drink a bordo piscina con un amico, sembrando un po’ più a suo agio con la vita di quanto abbia potuto notare, in fondo. C’è un’ ambizione assetata in lui, un’ambizione che – in combinazione con il suo ben presentato, modesto aspetto – significa che può finalmente togliere la parola ‘next’ dall’appellativo ‘Next big thing’.

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LEZIONI DI VITA DI LUKE EVANS

Uno: Ho ancora molto da raggiungere e molto da dimostrare a me stesso. E a chiunque altro perché ancora fatico a credere a quello che mi sta succedendo. Quando arriverà quel momento forse potrò rallentare e sistemarmi.
Due: Tra 10 anni non credo di voler vivere ancora a Londra. Mi vedo in campagna. Reciterò ancora. Mi piacerebbe avere figli – e un paio di cani.
Tre: Un altro attore mi ha detto all’inizio della mia carriera che l’unico potere che hai come attore è il potere di dire no. Non capii bene cosa intendeva al tempo, ma l’ho capito adesso. Sono arrivato a un punto in cui arrivano sceneggiature e mi offrono delle parti, e l’unico potere che ho è di rifiutarli.
Quattro: La maleducazione è la cosa che più disapprovo. Ho avuto un grosso litigio con una persona all’aereoporto di Rio. Mi ha urlato contro. Le ho detto “Devi fare attenzione ai tuoi modi”. È stata così maleducata che le sue figlie sono venute da me dopo e si sono scusate per lei. Erano solo due adolescenti.
Cinque: Il mio mantra? Vai avanti. Solo vai avanti. Continua. Puoi dirlo in tutti i modi che vuoi. La vita è facile o è complicata in base a come tu la fai diventare.

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