Luke per denofgeek

Buona domenica, siete andati a vedere Lo Hobbit? cosa ne pensate? 
Ecco la traduzione dell’intervista di Luke per http://www.denofgeek.com


La Desolazione di Smaug introduce il personaggio di Luke Evans, Bard l’arciere. Scopriamo le sue opinioni su Lo Hobbit, la recitazione, i 48 fotogrammi al secondo e molto altro…

Sin dall’avvento del green screen, tre o quattro anni fa, l’attore gallese Luke Evans ha interpretato vari ruoli, spesso uniti alla loro epoca di costumi colorati. È passato attraverso l’antica Grecia in una splendente corazza come Apolli in Scontro tra Titani. Indossava un vivace cappello e un’elegante giacca di velluto come Aramis ne “I Tre Moschettieri”. Si è messo un’attraente mantello dorato e poco altro in Immortals.

La sua odissea attraverso i costumi di Hollywood tra mito e fantasia continua con La Desolazione di Smaug, dove ha il ruolo di Bard l’arciere. Il suo abbigliamento potrebbe essere più ragionevole e meno rivelatore di alcuni dei sui abiti precedenti, ma Bard è tuttavia un elemento chiave nella storia lo Hobbit, ed è sicuro di esserci ancora il prossimo anno in Racconto di un ritorno.

Interessante, non c’era una giacca di velluto, una tunica di cuoio o una lucente armatura in vista quando si è seduto con noi per una intervista a tutto tondo all’inizio del mese. Invece, si era avvolto in un grosso cardigan dall’aspetto lussurioso, un ragionevole abito data la morsa del gelo di Berlino.

Nella Desolazione di Smaug, Evans interpreta Bard, ha girato da solo in uno studio di motion-capture all’avanguardia, e cosa pensa dell’ultima invenzione di Peter Jackson i 48 fotogrammi al secondo usati per girare il film.

[Luke Evans si siede con un forte “Urggh” di fatica]

Esausto?
Ahh, va tutto bene. Basta fare buone domande i io, lo sai, sto bene. (Ride) Se mi farai buone domande avrai buone risposte.

Lo prendo come se questo sia più difficile che girare nella Terra di Mezzo, allora?
Più difficile, si, si. Portami un orco in qualsiasi giorno (Ride)

La gente era già in fila da ieri per vedere te e le altre star alla premiere. Hai pensato come i fan reagiranno al film?
Uhm, no. È una cosa divertente. Alcune persone diventano nervose. Voglio dire, forse Peter (Jackson) e più nervoso, non so. A questo punto, che hai fatto tutto il lavoro, che hai fatto tutto quello che potevi fare. Non c’è altro, c’è solo un distaccamento a questo punto del film, dove puoi solo dire “Okay”.
È come mandare tuo figlio a scuola per la prima volta. Hai fatto tutto quello che potevi, ci hai messo energia e passione dentro, e poi lo vedi sventolare fuori poiché la sua reputazione sale.
Speri che piaccia, e che andranno a vederlo di nuovo. Penso che questa potrebbe essere la metafora migliore che ho fatto in tutta la mia vita (Ride)
Capisci cosa intendo? È un distaccamento. Voglio dire, mi sono divertito. È sono diventato molto bravo a distaccarmi da me stesso, cioè ora io posso guardare me stesso e apprezzare l’intera cosa, ed è un film veramente gratificante, a tutti i livelli. C’è molta più azione in questo film. Molte sotto storie, anche, che catturano il tuo interesse.
Non c’è una pausa. Penso che siamo riusciti a prendere qualsiasi occasione di pausa o riposo. Non c’è un momento di riposo in tutto questo film, che penso sia importante.

Cosa pensi del personaggio di Evangeline Lilly [Tauriel], e anche della sua performance?
Penso che abbia fatto veramente un bel lavoro con il suo ruolo. Ed il ruolo di Evangeline non è nemmeno scritto nel libro, penso che sia stato una cosa veramente grande per lei. So che è una grande fan di Tolkien, e quando parli con lei, ti dirà le stesse cose. È interessante; il suo personaggio è stato adattato bene nella storia senza rovinarla. È bello avere una donna affascinante nel set, tra tutti questi corpulenti, brutti nani.(Ride)

E questa è stata un’opportunità di usare il tuo accento.
Che era veramente speciale. Quello era un cosa che era accaduta veramente presto, prima che mi dessero il ruolo.

È raro
È molto raro. Ho fatto venti film. E non mi è mai stato chiesto di parlare con il mio accento gallese. Ho usato il mio accento solo una volta. È una vera liberazione, un’esperienza liberatrice. Agli attori viene chiesto spesso di adottare un accento differente, e a volte una voce differente. Quando non devi pensare a tutto questo è veramente bello. Non mi preoccupavo di com’era la mia intonazione, sapevo solo che tutto quello che usciva dalla mia bocca era giusto, senza pensarci. Ho messo il Galles nella mappa della Terra di Mezzo.

Speravi di concludere come un nano quando sei stato preso per il film, o sapevi di essere un umano?
No, sapevo chi avrei interpretato. Bard l’Arciere, sapevo che sarei stato un umano. Non ho pensato al fatto che lui era l’unico umano che aveva un ruolo principale, cioè non ci ho pensato nemmeno un po’. È veramente un bene. Si avvia ad uno straordinario viaggio, che è solo all’inizio. Non realizza che è capace di cose straordinarie. Ma è una di quelle persone che non vuole essere un eroe. Non vuole che le persone lo cerchino. Lui vuole soltanto andare avanti con la sua vita e prendersi cura dei suoi figli. È interessante. È un ruolo molto interessante da interpretare.

Cosa ti ha spinto a diventare un attore?
Ho sempre voluto recitare. Anche da bambino, ho sempre voluto cantare e recitare. Ho sempre ricostruito scene dai film o dai programmi tv o dai musical. Non ho mai avuto dubbi su cosa volevo fare. Ma non avrei mai pensato di farlo per vivere, ma vinsi una borsa di studio, andai a Londa, e fu pazzesco. Questi ultimi cinque anni sono stati i più movimentati di tutta la
mia carriera. La velocità con cui è successo, e la quantità di lavoro che ho accumulato in cinque anni, è sembrato come se stessi recuperando terreno. Perché era ad una certa distanza, avevo trent’anni e la maggior parte dei miei contemporanei lo facevano da molto più tempo di me. Cioè è stato un viaggio interessante, ed è stato veramente eccitante, e ho fatto cose di cui non pensavo di essere capace, un po’ come Bard l’arciere.

Com’è come attore stare tra tutti questi effetti speciali e costumi, che sembrano grandiosi a film finito, ma quando stai girando, potrebbe sembrare un po’ sciocco?
Stranamente, come le prime volte, e completamente alieno. Ti senti abbastanza cosciente, perché sei circondato da persone vestite di verde. È molto, molto strano. Ma Pete arriva e non vede niente di tutto questo. Lui ignora il fatto che c’è una creatura che non è realmente lì, e che tu sei in un carrello o altro. Sul momento dice solo “Okay, abbiamo questo qui e quest’altro qui. E lassù ci sarà una grande montagna. Avete bisogno di guardare lassù.”
Indica tutto. Tu realizzi che lui non vede tutte quelle stranezze, così dopo un po’ pensi, “non è tutto strano”. E così velocemente, diventa tutto normale, pensino pensare che non è normale. La cosa più strana era il pranzo, in una mensa che potrebbe servire 900 persone, e c’erano questi grandi tavoli, più grandi di questo, e attorno ad uno c’erano tutti gli attori che interpretavano i nani, e in un altro tavolo, le controfigure in scala, che sono delle persone molto piccole sedute attorno al tavolo, ed Elfi attorno ad un altro tavolo, e Orchi attorno ad un altro ancora. Letteralmente c’era specie differenti, nessuna mischiata. Questa è stata la più bizzarra esperienza di tutto il viaggio. [Ride]

Come ti sei trovato con il green screen?
Ascolta, se tu chiedi ad un attore come preferisce recitare, lui probabilmente ti dirà un set tangibile, reale, o ancora meglio, una vera location su una montagna o da un fiume. È solo più facile perché non devi immaginare tutto. Ma con il green screen, devi sapere ogni cosa; devi sapere con certezza le dimensioni e i limiti, altrimenti puoi immediatamente dire a qualcuno del green screen set se non hanno già pensato alle dimensioni del tavolo, per esempio, o l’altezza dei nani.
Cioè conosci la scena dove porto metto le armi su tavolo nella mia casa? Ero da solo davanti al green screen. Non c’era niente che non fosse verde eccetto me. E in Nani, gli attori, Martin Freeman e Richard Armitage e gli altri, erano su set, il mio set, ma the volte più grande. E lavoravano in quello, così quando si sono seduti a tavola per la cena, erano veramente piccoli.
Poi c’era una telecamere che li stava filmando, che era la principale, poi c’era un’altra telecamera che riprendeva me in un altro studio che era la Slave. Avevo un auricolare, e tutti i nani attorno al tavolo erano fotografie su bastoncini con delle luci in testa. Erano tutti ad altezze differenti come gli attori. E poi le luci iniziavano ad accendersi e li sentivo parlare in un altro studio, e le telecamere avrebbero unito le due scene insieme immediatamente. E Pete avrebbe visto sullo schermo me grande e loro piccoli. I Nani avrebbero dovuto guardare attraverso un bastoncino che mi rappresentava.

Non è come il teatro, in un certo senso, il modo di agire? Dov’era tutto nella tua testa?
No no veramente, perché nel teatro tu hai ancora i set. Voglio dire ovviamente, c’è un quarto muro lì, che non c’è, cioè si decisamente – ovviamente, non guardi il pubblico, anche pensando
che sono lì, e devi favorire la loro visione, spesso, quando sei in scena. Devi sbalordire te stesso. Fai cose che non faresti normalmente nel mondo reale. Così c’è questa consapevolezza delle cose superficiali che non penseresti normalmente.
Ma è unico. Straordinario. E quando tu lo stai facendo, è abbastanza sconfortante, è molto solitario, perché passi tutto il giorno da solo con la telecamera guidata dal computer. [Ride]
A volte ho voci nella testa. E molto strano.
Poi guardi nello schermo, e dimentichi che tu non eri in quella stanza con quelle persone, perché ci stiamo guardando a vicenda. Guardavo Gloin mentre parlava e pensavo, questa è magia. Come riescono a farlo? Quello è qualcosa che hanno progettato in Nuova Zelanda. Abbiamo fatto una lunga strada in cui Gandalf era vicino alla telecamera e Bilbo era lontano, e sembrava come se fossero insieme, ma in realtà ci sono venti piedi di distanza tra loro. Non lo facciamo più. Si chiama Slave Motion Control. E quello è ciò che è: un piccolo intuito dentro uno dei più complessi metodi di inganno nei film, senza dubbio.

Sarebbe diverso il modo di agire se ci si trovasse realmente di fronte a loro?
No, perché Peter vuole che tutto sia il più autentico e reale possibile, così la mattina, proviamo tutti nel set grande. Ci passavamo attraverso molte volte. Provavamo a riprodurre le scene, così sapevamo chi stava parlando, in che modo rispondevano, e poi lo memorizzavamo. Così non era come essere al buio più completo. Sapevo come stavano rispondendo, così non era troppo difficile.
Bastava solo ricordare, veramente, e rifare la scena senza che loro fossero li, e ricordare quale livello di emozione stavano dando, e tutte queste cose. Cioè era abbastanza difficile. Ma penso che ci siamo riusciti. E penso che Pete lo abbia catturato molto bene.

Nell’ultimo film, c’erano molte discussioni su questa nuova tecnica dei 48 fotogrammi al secondo. È qualcosa che hai pensato sulla tua pelle durante la produzione?
Non ci ho pensato una volta, non una. La tecnica, guardando Lo Hobbit, per tutti, è stata la prima volta che la vedevano. E penso che era molto strano. Penso che le persone sono rimaste un po’ come “Woah. Questo è come la televisione in HD o qualcosa del genere.” Era strano ed era difficile per le persone da elaborare. Ma con questo film, forse perché i nostri occhi e le nostre menti erano già abituati ad esso, in pochi secondi, lo abbiamo dimenticato.
Non so se quello è perché c’è un mondo differente in cui stiamo entrando, o se è perché hanno cambiato qualcosa, ma non aveva alcun impatto su di me questa volta. Mentre la prima volta, ero come, (forte respiro) “ Oh Dio, e tutto così vivido.” Questa volta non mi sono sentito in quel modo. Spero che questo significhi che abbiamo reso un po’ più adatto al pubblico del cinema, basta solo farci l’abitudine.
Ho sempre raccontato questa storia: i fratelli Lumiere girarono il loro primo piccolo film e lo proiettarono in un cinema in Francia, ed era un treno che scendeva dai binari verso le persone e tutti scapparono dal cinema. Loro scapparono. Ma dopo lo guardarono di nuovo, e non scapparono dal cinema. Si erano abituati alla cosa. Abbiamo avuto i 24 fotogrammi al secondo per secoli, così col tempo ci siamo abituati. Ma è magnifico essere parte di qualcosa di così innovativo, e così lungimirante.
Ed il coraggio di Peter era abbastanza da fare tutto ciò, e penso che questo film, ancora di più del primo Lo Hobbit, prova che questa è in assoluto una valida strada per fare i film.
Se volete pubblicare questa nostra intervista tradotta sul vostro sito, blog, pagina Facebook & quanto di simile, vi chiediamo gentilmente di citarci. Grazie 🙂
Traduzione a cura di Angela per il Luke Evans Addicted Italia
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